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Chi Sono

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La dimensione astratta della pittura mi piace perché lascia libero chi la guarda.
Non vi è quell'abilità che alcuni possiedono nel ritrarre la realtà, piuttosto c'è una ricerca che genera effetti e impasti unici più o meno piacevoli e comunque espressivi.

"Paesaggi" che vanno visti al contrario perché il senso lo dà chi guarda.

Effetti inaspettati che possono moltiplicarsi e agire cambiando a seconda del nostro spirito nel suo stare momentaneo. Svago e approfondimento convivono in una enorme confusione. Un disordine essenziale e primordiale che ci accarezza e accompagna nel suo farsi guardare.

Il desiderio della forma e del segno inaspettato forse sorgono in me dal lavoro con la lastronatura con la radica. Ho vissuto presto nel gioco vario delle forme, perché dai primi anni di vita sto nella calda e bottega paterna che profuma di legno e sta nella casa dove abitiamo, e si raggiunge scendendo le scale che dal primo piano vanno al piano terra appunto dove il padre, artigiano di altri tempi, lavora con somma abilità: ha la bravura di chi sembra non limitato e lo si vede bene quando disegna e  ancor più nell'uso di sgorbie  che estraggono dal blocco di legno  ricami e fiori nello stile antico. Avrebbe 118 anni oggi nel 2026. Quell'abilità non la ho ereditata in compenso l'immaginazione va.
 
E lo stupore infantile per  la varietà delle venature  della radica del noce  o dell'olivo o ciliegio  ha fatto il suo effetto : sedimentazione  temporale dei nutrimenti delle temperature e umidità, siccità o abbondanze di acqua e altri nutrimenti che natura-albero registra, nel suo vivere e crescere fino a  morire  e a mostrarsi nel mobile, ispirano  la pretesa a dare forma  inconsueta al segno, in più però la libera  pittura astratta ha  la ricchezza dei colori e gli innumerevoli effetti degli impasti  e dei mescolamenti. Miscela originale non scontata e forte nella comunicazione che non imprigiona lo sguardo, ma lo lascia inventare e scoprire senza esaurimento.

E mi piace pensare che siano state quelle forme a spingermi a ricercare la varietà confusa e segreta dei colori che appaiono nelle tele o nella falesite.

Il piano di falesite con telaio in legno è stato il primo supporto all' esperimento iniziale e all'idea che fermentava nell'essere e che voleva uscire e manifestarsi, la tela e la sua leggerezza ben si prestano e sono giunte in secondo tempo.

Processi misteriosi che intersecano spinte sconosciute che aprono a nuovi paesaggi e danno forza alla creatività e all'invenzione che felicità lo stare lì a guardare quel che a prima vista è confusione e indeterminatezza. Ma l'effetto può rovesciarsi e allora subentrano altre energie e si aprono nuove possibilità.

Il realismo riesce bene con la macchina fotografica l'astratto dei colori miscelati lo fai ma non lo riproduci è unico e non si riesce a rifarlo.

Ogni tela è un momento specifico irripetibile.